“L’eco dell’Idra”: L’esercito di fake che attacca gli oppositori politici della destra.
L’Idra di Lerna digitale che attacca gli oppositori della destra
Negli ultimi anni, il dibattito pubblico italiano sui social network è stato infiltrato da un fenomeno sempre più evidente: la proliferazione di account falsi utilizzati per amplificare l’aggressività politica, intimidire gli avversari e manipolare le conversazioni online.
Neanche il tempo di bloccarne uno che subito ne appaiono altri due: voci multiple, spesso anonime e impersonali, che ripetono sistematicamente lo stesso messaggio come una mostruosa macchina da eco, capace di scatenare un’escalation inarrestabile di odio, cattiveria gratuita e violenza verbale.
Una vera e propria “Idra di Lerna digitale” che non può essere fermata bloccando gli account che avviano l’attacco social.
Analisti, ricercatori e osservatori della comunicazione evidenziano come tali profili vengano spesso impiegati – talvolta in modo coordinato, talvolta come iniziativa spontanea di singoli utenti – per attaccare figure politiche della sinistra, con un repertorio che va dalle offese gratuite alle vere e proprie minacce.
Il profilo-tipo dell’account fake
La morfologia di questi profili, specialmente su Facebook, è sorprendentemente uniforme.
I segnali più comuni includono:
- Assenza totale di immagine di copertina, come se l’account fosse stato creato in pochi minuti e mai realmente completato;
- Foto profilo anonime o rubate riguardanti immagini generiche di animali, veicoli militari, bandiere o simboli patriottici, talvolta avatar generati da siti online;
- Liste di amici quasi vuote, con meno di cento contatti, singoli contatti aggiunti o addirittura nessuno.
Le Bacheche appaiono del tutto prive di contenuti personali, piene di video generici di animali o post religiosi, reel di esponenti di destra in cui attaccano i leader del centrosinistra e soprattutto piene di commenti aggressivi lasciati su pagine altrui.
La modalità d’assalto
Questi profili appaiono e scompaiono con sorprendente rapidità.
Quando un esponente politico di centrosinistra pubblica un post, puntualmente compaiono gruppi di utenti con caratteristiche simili che si lanciano all’attacco: ingiurie, insinuazioni, frasi intimidatorie, accuse prive di fondamento, meme denigratori.
I messaggi sono chiari, specifici e sempre gli stessi per tutti gli account su un massimo di due o tre argomenti.
La dinamica è sempre la stessa: scatenare rabbia, frustrazione e senso di accerchiamento, sia nel politico bersagliato sia tra i suoi sostenitori, inquinando la discussione pubblica e incentivando le persone arrabbiate che leggono tali commenti a unirsi a loro. Una infallibile macchina di offese e insulti.
Come? Semplice! Basta taggare la pagina di un leader politico del centrosinistra o la pagina ufficiale del suo partito, pubblicare una sua foto scrivendo il suo nome nella descrizione del post. In pochi minuti l’attacco prende forma.
Strategie di disturbo e manipolazione
l comportamento di questi account non è casuale.
Tra gli schemi più ricorrenti quello di provocare in maniera mirata l’autore del post per costringerlo a rispondere e apparire “nervoso” o “intollerante”.
Quando l’oggetto dell’attacco non cede alla provocazione parte una ripetizione ossessiva di slogan, spesso copiati o incollati da post virali o gruppi chiusi fino ad arrivare poi all’intimidazione, tramite minacce velate, spesso abbastanza ambigue da sfuggire ai filtri automatici delle piattaforme social.
L’obbiettivo è quello di spostare la conversazione e trasformare un post su un tema amministrativo o di cronaca politica in un ring ideologico nel quale bisogna abbattere l’avversario nella sfera personale e individuale, per distruggerne la credibilità politica.
Molti studiosi di comunicazione digitale parlano di vere e proprie “micro-operazioni di disturbo”, orchestrate centralmente e alquanto efficaci nel degradare il dibattito democratico e l’opinione pubblica.
La responsabilità delle piattaforme e l’assenza di norme adeguate sulla sicurezza informatica
Nonostante l’ampiezza del problema, manca ancora una risposta normativa adeguata.
Le piattaforme social continuano a dichiarare investimenti in sicurezza e sistemi di verifica, ma ad oggi non esiste in Italia una legge che imponga sanzioni significative alle società che permettono la diffusione massiva di profili falsi.
Gli algoritmi di intelligenza artificiale incaricati di individuare gli account fake mostrano limiti molto evidenti. Risultano facilmente ingannabili da immagini generiche e comportamenti automatizzati che imitano, anche se in maniera del tutto maldestra, utenti reali.
L’assenza di informazioni riconducibili ai veri autori – numeri telefonici non verificati, email temporanee, connessioni VPN – rende complicato individuare i responsabili che si nascondono dietro questi account.
Infatti l’Italia, come molti altri Paesi europei, rimane così scoperta.
La responsabilità di intervenire per impedire che ciò accada ricade sul singolo utente che segnala, auspicando sulla buona volontà delle piattaforme e sul lavoro di ricercatori o giornalisti che provano a mappare il fenomeno.
Una democrazia vulnerabile
Questo fenomeno non può essere definito un semplice fastidio digitale: è un problema democratico.
Quando la violenza verbale diventa routine e la manipolazione delle conversazioni è alla portata di chiunque, la qualità del dibattito pubblico si deteriora e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni si erode ancora di più.
Serve un quadro normativo che imponga alle piattaforme standard minimi di sicurezza più severi, meccanismi verificabili di controllo dei profili e obblighi reali di trasparenza.
Anche dal punto di vista tecnologico occorrono strumenti migliori: le IA utilizzate oggi per stanare i profili falsi non sono ancora in grado di distinguere efficacemente tra satira, anonimato legittimo e attività malevola coordinata.
Dai social una minaccia reale alla sicurezza individuale
Per mettere la parola fine a questa macchina digitale di odio e rabbia è necessario ripudiare nel dibattito pubblico l’idea che l’intimidazione sia un elemento fisiologico della politica e dei suoi attori ad ogni livello: sul piano istituzionale, politico e sociale.
Perché dietro una foto di un gattino, di un cane, di un fiore, di un mezzo militare, di un panorama o di un volto anonimo potrebbe nascondersi una macchina organizzata, ben strutturata per orientare e alimentare il conflitto politico e verbale.
Di tutto questo a pagarne il prezzo è la qualità della nostra democrazia e in casi più estremi la sicurezza individuale delle persone, esponendole a minacce e aggressioni reali: dalla pubblicazione di informazioni personali (indirizzo, numero di telefono, foto di famiglia) accompagnate da messaggi di odio, minacce o offese gratuite; fino a vere e proprie azioni di stalking digitale tramite messaggi diretti.
Stefano Ioffredo
Segretario Provinciale della Federazione di Napoli di Sinistra Italiana;
Assemblea Nazionale di Sinistra Italiana.